Sulle tracce del Kyphi

Sulle tracce del Kyphi

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“Sulle tracce del Kyphi – Il mitico aroma dei faraoni e degli antichi Dei egizi” 

La cultura e la tradizione profumiera dell’antica civiltà egizia fu sicuramente tra le più sofisticate e strutturate. Grazie ai fiorenti scambi commerciali e l’astuto sfruttamento dei monsoni, che consentiva addirittura l’importazione di sostanze aromatiche dalla lontana India, gli antichi egizi avevano a disposizione un vastissimo assortimento di aromi, i quali potevano venire impiegati singolarmente oppure abbinati con la massima raffinatezza, per creare profumi ed effetti totalmente nuovi.

In questa cultura degli aromi, gli incensi avevano sicuramente un ruolo di rilievo. La pratica della fumigazione era infatti considerata il più efficace mezzo di comunicazione tra uomini e divinità, oltre che un benefico sostegno a tutte le attività umane, sacre o profane che fossero. Nell’antico Egitto tutti i profumi e le arti ad essi correlate erano patronizzate dal dio Thoth e la manipolazione delle sostanze aromatiche era prerogativa della casta sacerdotale.

Incenso e mirra erano le resine maggiormente apprezzate e utilizzate a scopo magico-sacrale, considerate preziose quanto e più dell’oro; mentre la miscela più nota e rinomata dei laboratori egizi era sicuramente il Khapet (reso poi noto come Kyphi o Kyfi dagli autori classici), diffuso in tutto il paese ed esportato nell’intero mondo antico.

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La fama di questa superba quanto antica fragranza si è conservata fino ai giorni nostri, e il mistero legato ai suoi ingredienti e alla sua preparazione ha fatto sì che il Kyphi entrasse a far parte dei miti dell’arte profumiera. Svariate notizie e ricette sono giunte ai giorni nostri, ma per la maggior parte si tratta di dati spesso incompleti e soprattutto discordanti, già a partire dal numero degli ingredienti.

Il Kyphi del tempio di Edfu, consacrato al dio falco Horus, sembra rappresentasse il prodotto migliore e anche il più conosciuto. I sacerdoti ne scolpirono la ricetta in caratteri geroglifici (risalenti all’epoca di Tolomeo VII, 150 a.C.) su una parete del laboratorio destinato alla manipolazione delle sostanze aromatiche, posto nella parte posteriore del tempio. Altre ricette del Kyphi sono riportate sul papiro di Ebers (il più antico trattato erboristico di cui siamo in possesso), e in quello rinvenuto nella piramide di Cheope; oltre che nel tempio di Iside sull’isola di File.

Plutarco, nella sua opera “De Iside”, ne ha tramandato una versione che prevedeva 16 ingredienti, che egli narra aver appreso da un sacerdote di nome Maneton, vissuto all’incirca nel III secolo a.C. e che sulla preparazione del Kyphi aveva redatto un trattato.

Scrive Plutarco: “Il kyphi è un profumo composto da 16 sostanze: miele, vino, uva passa, cipero, resina, mirra, legno di rosa; si aggiunge lentisco, bitume, giunco odoroso, pazienza, ginepro, cardamomo e calamo aromatico,…ma non a caso, bensì secondo le formule indicate nei libri sacri. […]”.

Dioscoride, medico militare sotto l’imperatore romano Nerone, trascrisse invece una ricetta composta da 10 ingredienti; altre fonti ancora descrivono il Kyphi come un composto formato da più di 50 essenze diverse, tra cui pistacchio, menta, cannella, due varietà di ginepro, olibano, mirra, resina di terebinto, radica odorosa, aloe, scorza di cinnammomo (cassia) e cipero; il tutto tritato finemente, mescolato con miele e vino e successivamente scaldato. L’ impasto che ne risultava era vischioso e si solidificava raffreddandosi. In alcuni casi, oltre alle sostanze vegetali, ne venivano aggiunte altre di origine animale, come sterco di leone o scarabeo, artigli, frammenti di piume o peli.

Da tempo si tenta di ricostruire la sua ricetta e dal confronto tra le diverse versioni pervenute emerge quasi con certezza che: la sua preparazione durava mesi ed era accompagnata da diversi rituali (in cui, nella maggior parte dei casi, veniva invocato il dio Thoth); era costituito da 16 ingredienti (nell’antico Egitto, infatti, il 16 era considerato un numero sacro) e conteneva sicuramente: incenso, mirra, cannella, sandalo, cipero, ginepro, calamo, coriandolo, mastice, storace, miele, uva passa e vino.

Tempo fa, alcuni scienziati francesi hanno dedicato i loro studi alla ricreazione in laboratorio della

fragranza originale utilizzata dagli antichi faraoni egizi. La fedele riproduzione dell’aroma è stato un processo lungo e difficoltoso, proprio per la disorientante quantità di notizie contrastanti ed è quindi occorso un paziente lavoro di ricerca studiando antichi documenti per ricostruire le ricetta del Kyphi. In particolare, la ricercatrice francese Sandrine Videault ha lavorato per anni nel tentativo di ricreare il mitico aroma, ed è infine riuscita a portare a termine il suo compito grazie all’ aiuto dello storico greco Plutarco. Il risultato finale sembra però essere forse troppo pungente per le narici dell’uomo moderno…

In epoca antica, invece, l’aroma del Kyphi era apprezzatissimo. In Egitto, religione, magia, medicina e cosmesi erano strettamente correlate tra loro e in tutte queste pratiche il Kyphi trovava ampio impiego. A scopo magico-sacrale, esso veniva usato per la purificazione, oltre che come offerta e come mezzo di comunicazione con gli Dei; era solitamente bruciato nel corso di diversi tipi di cerimonie, sia pubbliche che riservate ai soli gli iniziati; durante i canti rituali nonché durante la declamazione di testi sacri, oppure semplicemente per profumare i templi.

Era una delle sostanze che venivano arse in offerta a Ra, divinità solare: ogni mattina, al sorgere del sole, si bruciava dell’olibano o un altro tipo di resina; quando a mezzogiorno il sole raggiungeva il punto più alto, si bruciava della mirra; mentre alla sera, in concomitanza con il tramonto, si offriva in sacrificio del Kyphi, in grado di donare sonni tranquilli e proteggere da energie negative e spiriti maligni che dalle tenebre potevano emergere e arrecare danno.

Sempre Plutarco scrisse:

“Il Kyphi ha il potere di cullare gli uomini nel sonno, di provocare sogni gradevoli e di allontanare la preoccupazioni quotidiane. Colui che la sera farà una fumigazione di Kyphi avrà sicuramente pace e tranquillità.”

Data la presenza di incenso e mirra, resine considerate preziosissime, il profumo del Kyphi era il più

utilizzato dai faraoni e dalle loro consorti; e oltre a essi era accessibile solo alla casta sacerdotale, a quella degli scribi e alla nobiltà. Grazie al papiro di Ebers, sappiamo che veniva bruciato per completare le abluzioni oltre che per profumare ambienti e vestiti e che veniva preparato anche sotto forma di olio profumato, da applicarsi su capelli, pelle e parti intime, in quanto vi era la convinzione che potesse notevolmente migliorare la vita sessuale (la sua fama come afrodisiaco era così radicata, che lo si ritrova ancora in testi del XIX secolo!).

Come medicinale, il Kyphi aveva un effetto narcotizzante, euforizzante e distensivo, decantato soprattutto da Diodoro Siculo (I secolo a.C.); veniva aggiunto a bevande dalle proprietà sedative e, sotto forma di pastiglie da masticare, in associazione al Natron, aiutava a mantenere l’alito fresco e favoriva l’igiene orale.

L’estrema versatilità del Kyphi nella vita degli antichi egizi si rispecchia anche nel suo impiego nella moderna stregoneria.

Come tutti gli incensi, si può utilizzare per la purificazione di ambienti, oggetti e persone; oppure

come offerta agli Dei, e in questo caso è ovviamente in particolar modo gradito alle divinità del pantheon egizio.

Il Kyphi si presta molto bene ad accompagnare le pratiche di divinazione e gli stati di trance  oracolare; è inoltre adatto a stimolare i sogni profetici, se fumigato la sera prima di coricarsi.

Data la sua antica fama di afrodisiaco, si può impiegare negli incanti d’amore in generale, ma la sua efficacia si esprime al meglio negli incantesimi che riguardano la sfera della sessualità.

Essendo anche un antico rimedio farmacologico, il Kyphi può essere un prezioso ingrediente nei rituali di guarigione, soprattutto in quelli atti a contrastare i disturbi nervosi e psicologici.

Infine, personalmente trovo che sia l’incenso più adatto al periodo dell’,

La stagione autunnale è infatti associata al tramonto, alla sera, il momento della giornata in cui anticamente si usava bruciare questa miscela, e tra gli ingredienti principali figurano l’uva e il vino, i prodotti che simboleggiano maggiormente la festività di Mabon.

Inoltre, le benefiche proprietà del Kyphi, in grado di favorire il rilassamento e allontanare le preoccupazioni della vita quotidiana, donare calma, senso di pace, pazienza, un sonno profondo e sogni piacevoli; si rivelano straordinariamente utili in un periodo della Ruota dell’Anno in cui, in concomitanza con la discesa agli inferi della Dea, noi ci apprestiamo a dedicarci maggiormente all’introspezione e alla meditazione.

Preparando il Kyphi

Ingredienti necessari:

4 parti olibano, 2 parti di mastice, 1 parte di storace, 1 parte di benzoino, 1 parte di mirra, 1 parte e ½ di legno di cedro (raspato), 1 parte e ½ di sandalo, 1 parte di cannella, ½ parte di cardamomo, ½ parte di coriandolo, ½ parte di bacche di ginepro, ½ parte di cipresso, ½ parte di zenzero, 1 parte di miele di acacia fluido, 8 parti di uva passa non trattata, alcuni cucchiai di vino rosso corposo.

Realizzazione:

Mettete a bagno l’uvetta nel vino per alcune ore.

Nel frattempo, polverizzate in un mortaio gli altri ingredienti asciutti, incominciando a frantumare le sostanze più dure, e via via aggiungendo quelle più friabili.

In un altro mortaio, ridurre in purea l’uvetta, scolata e strizzata, poi aggiungere il miele. Travasare in una ciotola il composto così ottenuto, quindi aggiungere lentamente la miscela di resine ed erbe, impastando accuratamente con le mani in modo da distribuire uniformemente tutti gli ingredienti. E’ soprattutto durante questa fase della preparazione che è necessario dedicarsi all’attivazione dei poteri delle piante e all’infusione dell’intento magico.

Stendere l’impasto con uno spessore di circa mezzo centimetro su un telo di lino o cotone adagiato su un graticcio; e lasciar essiccare per circa due settimane, girando il Kyphi almeno un paio di volte al giorno. Trascorso questo tempo, è possibile modellarlo in piccole sfere della dimensione di un pisello, che andranno poi conservate in vasi di vetro o di ceramica e bruciate su pastiglie di carbone vegetale compresse come un qualsiasi incenso in grani.

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